LASCIARE IL CANE SOLO A CASA

È davvero necessario abituarlo a stare solo? Quali possono essere le conseguenze se non viene abituato correttamente?



COMINCIARE NEL MODO GIUSTO

Perché è così importante abituare il cane a rimanere da solo in casa? Spesso quando prendiamo un cane il nostro pensiero è “staremo sempre insieme, in tutto ciò che devo fare tu sarai con me”. Bellissime parole ma ahimè la realtà è diversa. Sappiamo bene che non possiamo dedicare 24 ore della nostra giornata al cane; sappiamo bene che, tra i vari impegni che abbiamo, non possiamo portare il cane sempre con noi quando usciamo. Nel luogo di lavoro, al supermercato, in alcuni luoghi pubblici, in casa di altre persone o semplicemente se qualche nostro amico non ama particolarmente gli animali dobbiamo lasciare per qualche ora il nostro cane in casa. È necessario quindi che, sapendoci fuori casa e senza vederci costantemente al suo fianco, il cane si abitui a rimanere da solo, in modo tale che non si senta abbandonato e cominci a star male in nostra assenza. Semplice, in apparenza: dobbiamo farcene una ragione. Non possiamo dare per scontato però che anche i cani lo capiscano immediatamente appena entrano a far parte della nostra vita.


 
“Perché non c’è proprio nulla di bello, tanto meno di emozionante, in un cane incapace di stare da solo”
 

INSEGNARLO AL CUCCIOLO

Se abbiamo a che fare con un cucciolo il lavoro è piuttosto semplice. Prima di partire bisogna tenere a mente alcune cose: innanzi tutto il cane, essendo un animale sociale, preferirebbe indubbiamente rimanere sempre in compagnia di qualcuno che conosce e con il quale può giocare ed imparare cose nuove; inoltre, nel caso in cui abbiamo preso il cane da un allevamento, sarà abituato a convivere con i suoi tanti fratelli con i quali ha passato intere giornate durante i due (almeno) mesi precedenti il trasferimento a casa nostra. Senza dimenticare ciò che abbiamo appena detto, allora, iniziamo gradualmente ad abituare il cucciolo a rimanere tranquillo un po’ di tempo senza tenerci costantemente sotto controllo. È bene iniziare il prima possibile ma farlo sempre gradatamente, senza forzare se non è il caso e senza creare panico nel cucciolo. Dobbiamo essere convinti prima di tutto noi stessi che ciò che stiamo facendo è importante per il benessere del cucciolo e del resto della famiglia e che non succede niente di così drammatico se per qualche attimo non ci vediamo o non giochiamo assieme. Se siamo sereni noi, il cane non vede motivo per il quale dovrebbe agitarsi. Il segreto è procedere per gradi partendo da pochi minuti in cui si esce e poi si rientra nel caso in cui il cane rimanga tranquillo, aumentando il periodo di “solitudine” fino a qualche ora.

E SE INVECE È ADULTO?

Non solo i cuccioli possono avere problemi a rimanere a casa da soli. Tale situazione si può verificare anche quando il cane è già adulto. Generalmente i cani hanno 2 anime: una “moderna” che permette loro di comprendere la funzione di un’automobile, per esempio, ovvero quella di trasportarci più velocemente da un posto all’altro; un’altra “primitiva”, vicina alla natura e non alla tecnologia umana. In alcuni cani prevale maggiormente la prima mentre in altri la seconda. Se ci mettiamo nei panni di questi ultimi, infatti, capiamo che non è affatto strano che un cane possa non sentirsi a proprio agio nel salire in auto o sentire, una volta dento, il rumore e le vibrazioni del motore acceso. Il fatto di rimanere a casa da solo, distante dalle persone, per un cane randagio (per assurdo) non sarebbe affatto un problema; lo è invece per cani cresciuti senza che il proprietario si stacchi un attimo da loro. Per questi cani diventa difficile riuscire ad accettare di passare qualche ora lontani. Un cane che rimane tranquillo e non va in ansia all’uscita di casa del proprietario è un soggetto con un grande equilibrio interiore e ciò gli va riconosciuto. In caso contrario non dobbiamo pensare che sia il nostro cane ad essere “strano”, bisogna semplicemente prendere atto del fatto che dovremo avere più delicatezza, empatia e pazienza nell’affrontare le situazioni che lo agitano.

ACCORGERSI DEL PROBLEMA

A differenza di quanto si pensa non è sempre facile accorgersi che il cane non sa stare solo. Spesso ce ne accorgiamo solo al rientro e in quel caso non possiamo fare proprio niente: rimproverarlo sarebbe altamente sbagliato in quanto non sappiamo cosa è successo mentre eravamo fuori e nemmeno quando è successo di preciso. Per capire se dietro agli eventuali danni che troviamo in casa c’è un motivo particolare correlato alla paura di rimanere a casa da solo, possiamo fare attenzione a vari segnali. Il primo sintomo è un comportamento che spesso neanche notiamo: il nostro cane vuole seguirci ovunque, in ogni stanza della casa, odia perdere di vista dove siamo e non si accontenta di vederci ed averci vicino ma vuole mantenere il contatto fisico con il nostro corpo. Altri segnali riguardano invece proprio le occasioni in cui il cane rimane solo e inizia così ad abbaiare, ululare, piangere, fare i bisogni in casa, rompere oggetti, ecc. Se il cane vive i momenti di solitudine in maniera così tragica potrà anche capitare che manifesti atteggiamenti ansiosi nel momento che precede l’uscita del proprietario, mentre quest'ultimo si sta preparando. Questo perché ha associato le due azioni consecutive e cercherà in tutti i modi possibili di impedirglielo.

SAPER INTERVENIRE

Ciò che vogliamo evitare mentre insegniamo al cane a stare un po’ da solo è che lui si senta abbandonato o, peggio, punito da questo nostro atteggiamento che, al contrario, fa “crescere” cane e proprietario e permette loro di raggiungere un livello maggiore di fiducia. Il fenomeno a cui facciamo riferimento in questo articolo viene identificato come “attaccamento”. L’attaccamento è definito come una relazione stretta ed emozionale tra due individui. Tale concetto è molto importante in natura in quanto l’attaccamento ha la funzione di proteggere dai predatori, tramite il legame con la madre (J. Bowlby). Il cucciolo inizia a legarsi affettivamente alla madre a due settimane di vita. Ma quali sono i disturbi dell’attaccamento? Di seguito alcune informazioni specifiche in sintesi. L’iperattaccamento primario si può verificare molto presto, quando adottiamo un cucciolo, per esempio, in quanto in assenza della madre il cane stringe un legame molto forte con un solo membro della famiglia. Il cane diventa ansioso e mantiene un comportamento infantile. Il recupero comportamentale è lungo e complesso. L’iperattaccamento secondario è conseguente ad un’altra patologia (esempio: fobia). Compare nel cane adulto e può essere rivolto a più membri della famiglia. Entrambi i disturbi precedenti spesso evolvono in ansia da separazione che può manifestarsi con la distruzione di oggetti in assenza del proprietario.

Concludendo, come abbiamo detto è importantissimo abituare il cane a stare da solo fin dai primi giorni di convivenza, prestare attenzione al suo atteggiamento ma anche al nostro e non trascurare eventuali segnali che fanno pensare ad un problema di natura patologica. Conseguentemente basterà allenarci poco per volta alle nuove abitudini ed evitare di passare ogni istante in simbiosi, con la paura di perderci di vista e non poter controllare ogni singola mossa dell’altro.

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